Osvaldo Monti (1752-1820)

Avvocato, chiamato ancora in vita “stella del Cadore” per il suo ingegno e la sua eloquenza e celebrato da Osvaldo Varetoni nell’orazione, composta per le sue esequie nel 1820 e rimasta inedita. Studiò legge e si dedicò presto all’avvocatura esercitando nel contempo ruoli pubblici per la comunità cadorina: fu notaio, console, sindaco, giudice di pace. Difese gli interessi del Cadore di fronte alla Serenissima, negli anni immediatamente precedenti il Trattato di Campoformio e, nel periodo della dominazione napoleonica, fu inviato come ambasciatore allo stesso Bonaparte, presso la villa di Passariano (Udine) per ottenere il premesso di transito delle zattere di legname, la restituzione degli ostaggi e degli oggetti trafugati nelle chiese cadorine dalle truppe francesi. Non solo riuscì nel suo intento ma fu una delle poche personalità a intrecciare un rapporto di stima e cordialità reciproca con il grande generale e futuro imperatore. Intervenne anche nel 1809, contro truppe croate “di briganti” che avevano oltrepassato in confini del Comelico. Fu padre del pittore Galeazzo Monti, che dal Comelico si traferì a Belluno, e nonno del pittore Osvaldo Monti, pittore, conservatore e amico di Ippolito Nievo e di Arnaldo Fusinato.

Osvaldo Monti (1752-1820)

Avvocato, chiamato ancora in vita “stella del Cadore” per il suo ingegno e la sua eloquenza e celebrato da Osvaldo Varetoni nell’orazione, composta per le sue esequie nel 1820 e rimasta inedita. Studiò legge e si dedicò presto all’avvocatura esercitando nel contempo ruoli pubblici per la comunità cadorina: fu notaio, console, sindaco, giudice di pace. Difese gli interessi del Cadore di fronte alla Serenissima, negli anni immediatamente precedenti il Trattato di Campoformio e, nel periodo della dominazione napoleonica, fu inviato come ambasciatore allo stesso Bonaparte, presso la villa di Passariano (Udine) per ottenere il premesso di transito delle zattere di legname, la restituzione degli ostaggi e degli oggetti trafugati nelle chiese cadorine dalle truppe francesi. Non solo riuscì nel suo intento ma fu una delle poche personalità a intrecciare un rapporto di stima e cordialità reciproca con il grande generale e futuro imperatore. Intervenne anche nel 1809, contro truppe croate “di briganti” che avevano oltrepassato in confini del Comelico. Fu padre del pittore Galeazzo Monti, che dal Comelico si traferì a Belluno, e nonno del pittore Osvaldo Monti, pittore, conservatore e amico di Ippolito Nievo e di Arnaldo Fusinato.

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