Bartolomeo Gera (1603-1681).Appartenente alla nobile famiglia Gera di Candide (Comelico Superiore). Religioso e teologo; studiò a Udine, Graz e a Padova, dove si laureò in teologia e in entrambe le leggi. Nell’epoca dell’affermazione a Padova delle teorie di Galileo, Gera si pronunciò contro il filosofo aristotelico Cesare Cremonini, amico-rivale dello stesso Galileo, accusato di eresia perché sospettato di sostenere la mortalità dell’anima. Gera ricoprì importanti ruoli nella Chiesa veneta negli anni della Controriforma: divenne sacerdote nel 1628, fu ordinato canonico della Cattedrale di Verona nel 1630 dal papa Urbano VIII, fu arciprete di Isola Rizza (Verona), Vicario generale a Ceneda nel 1647, a Verona e nel 1633 a Venezia. Come Vescovo di Feltre, a partire dal 1663 attuò riforme nel clero, un sinodo diocesano, predispose importanti restauri nel Duomo; fece realizzare l’altare del Santissimo, ornò il Tabernacolo e affidò la decorazione delle lunette al bassanese Giambattista Volpato. Conferì alla chiesa di Candide e alla comunità del suo paese, provata da un terribile incendio nel 1669, un mansioneria, l’altare del Santissimo e numerosi arredi sacri.

TORNA AL SOFFITTO DELLA MAGNIFICA

Bartolomeo Gera (1603-1681).Appartenente alla nobile famiglia Gera di Candide (Comelico Superiore). Religioso e teologo; studiò a Udine, Graz e a Padova, dove si laureò in teologia e in entrambe le leggi. Nell’epoca dell’affermazione a Padova delle teorie di Galileo, Gera si pronunciò contro il filosofo aristotelico Cesare Cremonini, amico-rivale dello stesso Galileo, accusato di eresia perché sospettato di sostenere la mortalità dell’anima. Gera ricoprì importanti ruoli nella Chiesa veneta negli anni della Controriforma: divenne sacerdote nel 1628, fu ordinato canonico della Cattedrale di Verona nel 1630 dal papa Urbano VIII, fu arciprete di Isola Rizza (Verona), Vicario generale a Ceneda nel 1647, a Verona e nel 1633 a Venezia. Come Vescovo di Feltre, a partire dal 1663 attuò riforme nel clero, un sinodo diocesano, predispose importanti restauri nel Duomo; fece realizzare l’altare del Santissimo, ornò il Tabernacolo e affidò la decorazione delle lunette al bassanese Giambattista Volpato. Conferì alla chiesa di Candide e alla comunità del suo paese, provata da un terribile incendio nel 1669, un mansioneria, l’altare del Santissimo e numerosi arredi sacri.

TORNA AL SOFFITTO DELLA MAGNIFICA